Papillomavirus: il ruolo della microimmunoterapia

Di particolare interesse risultano alcune osservazioni sul ruolo della terapia allopatica in alcune infezioni virali. L’impostazione farmacologica e terapeutica che si basa sulla somministrazione di dosi infinitesimali di citochine, di fattori di regolazione immunitaria e di acidi nucleici specifici, è la microimmunoterapia che potrebbe offrire una nuova prospettiva terapeutica nelle infezioni da Papilloma Virus (HPV), virus che rappresenta il principale fattore eziologico del carcinoma cervicale, in particolare con i sierotipi 16 e 18 responsabili da soli del 60-70% di tutti i tumori.

La microimmunoterapia è attuata con un prodotto omeopatico indicato come coadiuvante del sistema immunitario in tutti i casi di infezione da Papillomavirus, quali condilomi ano-genitali e displasie cervicali, la cui composizione che include, IL-1, IL-2, IFN-alfa, Acido Nucleico Specifico (SNA) HLA-II, Ciclosporina A, RNA e Acido Nucleico Specifico (SNA) PAPI, agisce su diversi aspetti dell’infezione da HPV.

Il composto ha mostrato buoni risultati in uno studio di 36 donne, di età media di 31 anni e con infezione da HPV documentata, trattate per 4 mesi e seguite con successivo follow-up per altri 4-6 mesi. Nel 72% circa delle pazienti l’infezione era dovuta a un unico sierotipo, nel 22% a 2 sierotipi, mentre nel restante 6% erano presenti tre o più sierotipi.

Lo schema di trattamento ha previsto, per le donne con sola infezione da HPV, la somministrazione di una capsula al giorno per quattro mesi, con controllo a quattro-sei mesi ed eventuale prosecuzione della terapia per altri quattro mesi, mentre nelle donne con infezione da HPV e tumore in situ lo schema di trattamento ha previsto l’assunzione di due prodotti omeopatici alternati, per cicli di quattro mesi ciascuno, di composto microimmunoterapico e successivo follow-up di ulteriori 4-6 mesi.

I ricercatori hanno potuto osservare la scomparsa o la significativa diminuzione dei diversi sierotipi di HPV. In particolare, all’inizio dello studio il sierotipo 16 era presente in oltre il 40% delle pazienti, seguito dal sierotipo 6 (oltre 12%) e dal 31 (circa 10%); il sierotipo 18 era presente nel 5% circa delle donne. Al termine dello studio la percentuale di positività per il sierotipo 16 era di poco superiore al 10%, mentre quelle per i sierotipi 6 e 31 erano inferiori al 5% e tutti i restanti sierotipi si erano negativizzati.

Questo studio, sia pure nella limitazione dell’esiguità dei casi studiati, ha evidenziato come la microimmunoterapia sia potenzialmente efficace nell’infezione da HPV anche nelle pazienti con CIN I, II e III concludendo che, anche in considerazione dell’assenza di effetti indesiderati, rappresenta un possibile approccio terapeutico indicato come terapia di prima intenzione delle pazienti con infezione da HPV.

Ulteriori approfondimenti clinici e diagnostici, su una casistica largamente più ampia, potrà indicarci la possibile alternativa allopatica alla terapia medica tradizionale e definirne le possibili soluzioni ideali per correggere gli effetti oncogeni del virus ed adoperarsi utilmente alla premurosa ed attenta indicazione del criterio valutativo e terapeutico più efficace ad assicurare il benessere della donna.

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